.....GLI ASPETTI STORICO-ANTROPOLOGICI DEL PARCO...

...SPINA VERDE

-Dopo quest'analisi delle caratteristiche del suolo iniziamo la conoscenza degli ASPETTI STORICI della Spina verde partendo dall'area in cui questa si trova cercando di individuare le prime presenze umane del territorio. Queste sono state ritrovate vicino ad Albavilla presso la Grotta denominata BUCO del Piombo, si tratta di vari strumenti in pietra che presentano tracce di lavorazione umana e che possiamo attribuire al Paleolitico superiore. Con l'avvento dell'età della pietra levigata il Neolitico ha una vera e propria rivoluzione nel modo di vivere: ora la sua sopravvivenza non è più legata all'incerto esito della caccia e delle migrazioni degli animali e per motivi di sicurezza i villaggi vengono costruiti sui laghi e sostenuti da PALAFITTE. Queste sono particolarmente diffuse nella zona dei laghi Varesini perchè poco profondi e di limitata ampiezza.

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-Il più notevole insediamento neolitico in Lombardia è quello dell'Isolino del Lago di Varese, un'isola artificiale formata da palafitte costruite una sopra l'altra per quasi 1000 anni. Anche nel territorio comasco sono state ritrovate tracce di palafitte e precisamente sul lago di Pusiano. Le ricerche archeologiche hanno permesso di stabilire che le popolazioni palafitticole avevano un'economia mista, basata sia sulla coltivazione dei cereali (frumento e orzo) sia sulla raccolta di prodotti spontanei. Coltivate erano anche le leguminose. Sono stati rinvenuti alcuni resti degli ALIMENTI di cui usufruivano le popolazioni palafitticole: semi di rovo e lampone; dischetti dell'involucro di ghianda di quercia; mele dimezzate e carbonizzate; nocciole; ghiande di quercia; fibre di lino; chicci di frumento volgare; semi di lino; nocciole di corniolo; capsule di lino; cordicelle fabbricate con fibre di graminacee; frammenti di spighe di frumento. Dai cereali e dalle ghiande i neolitici ricavavano farina che, impastata con acqua, cuocevano ottenendo delle focacce schiacciate. Oltre all'allevamento continua ad essere praticata la caccia.

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   PERCORSO MUSEALE

-Alla LAGOZZA di Besnate (Gallarate) oltre a punte di freccia in selce, è stato ritrovato un boomerang in legno, degli ami in osso e dei pesi da rete. Fiorente nel neolotico era L'INDUSTRIA TESSILE, testimoniata dal rinvenimento di pesi da telaio in terracotta come quelli ritrovati a Lagozza. La fibra più usata era il lino. La CERAMICA è caratterizzata da vasi globulari muniti di coppie di bugne verticali, forate in modo tale che il vaso poteva essere appeso e tenuto al riparo da roditori e uccelli.

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....SULL'USO DEI MATERIALI

Al MUSEO sono descritti i vari tipi di lavorazione della ceramica e le diverse varianti

decorative: vi sono tre fasi per la lavorazione della ceramica: MODELLAZIONE (a mano, a tornio lento e a tornio veloce). DECORAZIONE: impressa, incisa e a rilievo; decorazione a stampiglia; decorazione a stralucido. COTTURA: a fuoco diretto; a fuoco diretto in atmosfera riducente; a fuoco indiretto.

-Il RAME, primo metallo conosciuto dall'uomo, caratterizza il successivo periodo: l'Eneolitico. Il metallo è usato per lo più nella realizzazione di pugnali e monili. Un ampio uso dei metalli è documentato nella successiva età del bronzo (1700-1000 a.C.). Il BRONZO è più resistente del rame perciò si adatta alla fabbricazione di armi e ornamenti.

All'inizio le FIBULE servivano solo per un uso pratico, solo più avanti si utilizzarono come ornamenti e col passare del tempo, dalla civiltà di Canegrate a quella di Golasecca le fibule cambiarono sia di spessore che di decorazione.

La FUSIONE dei metalli avveniva versando il metallo fuso a 800 gradi dai crogioli negli appositi stampi in pietra: una volta raffredatesi le matrici venivano aperte e l'oggetto ulteriormente lavorato e rifinito. Importanti reperti in bronzo della media età del bronzo sono stati ritrovati a ELLO vicino a Lecco: si tratta di un ripostiglio di bronzi che ha documentato un vero e proprio corredo di guerriero: un elmo a calotta, due spade, due pugnali, due asce e 4 punte di lancia, si tratta di materiale databile al 1300 a.C.

....PROTOGOLASECCA....GOLASECCA

-Dall'unione della cultura di CANEGRATE (che si era spinta fino a Appiano Gentile) con le popolazioni indigene dell'area prealpina si forma una nuova fase definita come PROTOGOLASECCA B. A tale periodo risalgono i primi insediamenti sulle alture circostanti Como (Cavallasca- Monte Croce). Siamo ormai agli albori dell'età del ferro ed alla civiltà di GOLASECCA che sino alla prima metà del IV sec. a.C. caratterizzerà la nostra zona e durante la quale Como assumerà importanti funzioni diventando uno dei principali centri abitati dell'Italia settentrionale.

- Ai piedi delle colline che cingono la convalle di Como (M.Croce, M.Caprino e Baradello) sorgeva il vasto abitato che conserva tuttora i resti della civiltà che si sviluppò prima che a Como arrivassero i Romani e che è convenzionalmente nota come "civiltà di Golasecca". Civiltà che prende il nome da una località (appunto di Golasecca) situata sulle rive del fiume Ticino (dove avvennero le prime scoperte ma che interessò una vasta regione che abbraccia l'attuale Lombardia occidentale, la fascia orientale del Piemonte e l'alta valle del ticino sino nel vivo del canton Ticino) Questa civiltà ebbe proprio nel Comasco la sua fioritura più lunga e luminosa e durò per tutto il primo millennio che precedette l'era cristiana.

- Nel XIII secolo a.C. nell'Italia Nord Occidentale appaiono delle culture che sono caratterizzate dal rito funerario dei campi di urne e dalla frequente deposizione fra il corredo funebre di armi, soprattutto di spade. Si tratta della cultura della SCAMOZZINA di albairate-Monza e della cultura di CANEGRATE. Gli antichi comensi usavano bruciare i loro morti e raccoglierne le ceneri in urne vascolari (pertanto tutte le necropoli dell'epoca sono del tipo a cremazione) per poi depositarla in tombe del tipo a pozzetto assieme agli ornamenti del defunto: si tratta di spille, fibule, anelli, piastre, ecc..

L'urna era normalmente coperta da una scodella e spesso accompagnata da altri vasi con offerte e da oggetti usati durante la cerimonia funebre come palette metalliche usate per raccogliere le ceneri, coltelli in bronzo, doppieri in ceramica, candelabri. Piuttosto rare le armi che venivano ritualmente spezzate o contorte.. In base alle condizioni della famiglia del morto sono stati rinvenuti corredi funebri più o meno ricchi, importante a tale riguardo era anche la funzione sociale del defunto, ne abbiamo testimonianza nel reperto qui riprodotto rinvenuto in una tomba nei pressi di lazzago, si tratta di un carro da cerimonia a quattro ruote, in legno rivestito di bronzo.

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....LA CA'MORTA
-.... è la casa dei morti , il cimitero, la Necropoli: l'area della Ca' morta è quella dell'antichissimo cimitero di Como, quello che risale agli albori della sua civiltà; è la più grande e la più nota (verso la quale forse convergevano più villaggi) ma ne conosciamo altre, minori ma non meno significative, e tutte non molto lontane: di Vergosa (nell'attuale territorio di S.Fermo), di Moncucco, di Cardano, di Val di Vico, dell'Acquanegra di Albate, di Brunate, di Civiglio, di Montorfano. La Ca'Morta è una vasta zona periferica di Como, situata fra Rebbio, Breccia e Grandate, e prende il nome da una costruzione rustica (ora abbattuta) che sorgeva lungo il vecchio tracciato della Strada Statale dei Giovi. Non è da escludere però che questa stessa vecchia costruzione si chiamasse così in relazione alla località.La Necropoli della Ca' morta abbraccia un periodo che va dalla fine dell'età del Bronzo (cioè dal 1000 a.C.) a tutta la successiva età del ferro, anche se i reperti più frequenti risalgono al VI  V sec. a.C. a prova del maggiore sviluppo- forse anche dal punto di vista demografico- dell'antica civiltà comense. La presenza di materiali di importazione testimonia i rapporti commerciali che le popolazioni locali ebbero con gli Etruscghi e con i Veneti..I terreni della Ca' Morta sono da tempo utilizzati per l'estrazione di ghiaia e sono stati questi lavori a consentire di individuare, per la prima volta nel 1842, la presenza delle tombe, moltissime delle quali certamente in passato sono andate perdute.

L'iniziativa della Società Archeologica ha consentito di riportarne alla luce oltre 300 che hanno arricchito il museo di Como. Le tombe sono per lo più del tipo "a POZZETTO" ed erano costruite scavando una fossa circolare o quadrangolare nel terreno (delle dimensioni di circa un metro) le cui pareti venivano rivestite di pietre. All'interno veniva deposta l' URNA (cioè un vaso di terracotta o di bronzo) contenente i resti della cremazione e degli ornamenti che il defunto recava indosso. L'urna era normalmente coperta da una scodella e spesso era accompagnata da altri vasi con offerte e da OGGETTI usati durante la cerimonia funebre come PALETTE di bronzo per raccogliere le ceneri e la terra imbevuta del sangue degli animali sacrificali, COLTELLI, DOPPIERI in cramica, che sono bellissimi oggetti a forma di candelabri a due bracci recanti al termine di ciascun braccio una coppa. Il pozzetto della tomba veniva poi chiuso con un lastrone di pietra e spesso ricoperto da un cumulo di ciottoli. Nei pressi si trovano tracce di terriccio nerastro e di carboni e cioè dei resti del rogo sula quale il rito della cremazione si era consumato.

Le ARMI erano piuttosto rare e venivano spezzate o contorte ritualmente dopo averle messe sul fuoco a dilatare in modo che nessuno potesse riutilizzarle, sia forse per impedire che il morto ne potesse ancora fare uso svegliandosi dal suo sonno, sia perchè con la morte di chi li possedeva, anche gli oggetti finissero assieme a lui. Gli antichi spezzavano le armi perchè esse dovevano seguire la vita del guerriero. Si spezzava la vita e le armi si spezzavano con essa.
-La scarsità delle armi dimostra il carattere pacifico delle popolazioni, essenzialmente dedite all'AGRICOLTURA, all'ALLEVAMENTO del bestiame ed alle attività ARTIGIANALI (filatura, tessitura, lavorazione della ceramica e dei metalli)
Gli scavi ci hanno restituito anzitutto un gran numero di CIOTOLE, di SCODELLE, di BICCHIERI, di URNE cinerarie a volte accuratamente decorate con serie di incisioni triangolari (chiamate denti di lupo) con solcature, con motivi stilizzati ottenuti mediante l'uso di uno stampo metallico. Ed è il mutare delle forme e delle DECORAZIONI, che risponde al mutare dei bisogni e dei gusti, che ci guida nell'attribuire ai reperti la loro datazione. Riesce possibile seguire anche l'evoluzione della TECNICA: infatti, ai vasi in ceramica più antichi lavorati al tornio a ruota veloce che consentiva in certo qual modo una sorta di produzione in serie. Il contenuto delle urne varia non tanto alla minore o maggiore agiatezza della famiglia del morto quanto piuttosto alle funzioni che il morto aveva ricoperto nella comunità alla quale apparteneva. Fra gli oggetti di maggiore interesse ricorderemo le FIBULE (antenate delle attuali spille di sicurezza), alcune delle quali di particolare bellezza e complessità, con catenelle e endagli assai ricchi; i BRACCIALI; gli SPILLONI per fermare i capelli; le COLLANE e gli oggetti ornamentali in ambra, in osso o in corallo; le BROCCHE da vino in bronzo, vasi a forma di anatrella o cigno, raffinati SERVIZI DA TOELETTA, uno dei quali d'argento legato in oro con pinzette depilatorie e netta-unghie con cucchiaini per pulire le orecchie.  Il reperto più grande presente nel museo di Como è un CARRO DA CERIMONIA a quattro ruote, in legno rivestito di bronzo, che è stato ritrovato in frammenti ai margini della necropoli, nei terreni di Lazzago.

 

....L'ABITATO PROTOSTORICO
-Dalla Cà Morta all'abitato protostorico osservando in una foto aerea lo sviluppo urbano della città nuova con le varie arterie di collegamento all'area stessa della Spina Verde.
Vi sono cartelloni che rappresentano  la mappa dei sentieri che attraversano il Parco, le sue sorgenti e le risorse d'acqua. Prima fra tutte la fonte della MOIENCA: si tratta della più antica struttura di incanalamento dell'acqua del parco, questa fuoriesce da una sorgente posta più a monte di almeno 50m. ai piedi di un ripido pendio roccioso.
-La cultura di Golasecca caratterizzò per tutto il 1° millennio a.C. la nostra zona: Como,in questo periodo, divenne uno dei maggiori centri dell'Italia settentrionale.
-Alcune mappe propongono i luoghi dove sono state rinvenute le presenze dell'uomo protostorico, un grande villaggio di cui sono stati ritrovati vari elementi costruttivi. Il reperto di maggior rilevanza storico-archeologica è la stele di PRESTINO...perchè ci ha permesso di conoscere la lingua di quelle genti. La lingua delle popolazioni dell'età del ferro nell'area della civiltà di Golasecca è conosciuta in modo molto frammentario, ed è stata classificata diversamente: Ligure, Celto-Ligure, Leponzia, Celtica o Gallica.(l'iscrizione della stele di prestino). La lingua di queste antiche iscrizioni leponzie è ritenuta celtico-pre-gallica anteriore all'invasione dei Galli (388 a.C.).
Fra Breccia e S.fermo era ubicata la città di Como prima della conquista Romana: si sviluppò per tutto il primo millennio a.C. grossomodo dal X sec. a.C. fino al II a.C.
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Dei primi ritrovamenti dell'abitato di RONDINETO scrive nel 1877 il canonico Barelli sul N.11 della rivista archeologica comense: vi si delinea il quadro di una civiltà che possiamo dire proto-urbana. Si tratta infatti di una vera e propria cittadina suddivisa probabilmente in zone specialistiche in base alla funzione degli insediamenti. Sono numerose le testimonianze di abitazioni: queste erano di due tipi: nella parte più alta del villaggio, dove la collina era più scoscesa, le abitazioni erano realizzate scavando la roccia, in modo da incassare l'abitazione per tre lati, per completarla poi con una tettoia sorretta da pali. Queste sono le cosiddette "CAMERE".
Dove invece il declivio era più dolce si costruivano delle basi con grosse pietre disposte a formare un perimetro, e sopra queste basi edificavano con il legno le loro capanne. In realtà poi queste capanne erano anche organizzate tra loro: disposte secondo precisi percorsi, collegate da canaletti di scolo, servite da pozzi per l'approvogionamento idrico.
E' evidente che queste infrastrutture richiedessero una tecnologia già relativamente evoluta: basti pensare ai pavimenti trovati a Camerano, una frazione del Comune di S.fermo. Sono pavimenti abbastanza ampi, formati da uno strato di argilla cotta sul posto, sopra un vespaio di ciottoli, vespaio che aveva funzioni di coibentazione igrotermica, cioè di difesa dall'umidità che poteva salire dal terreno.
Addirittura in un caso, sotto questo vespaio, correva un canale di scolo. Oppure basti pensare ai sistemi di canaletti che troviamo intorno alle camere o a quelli scoperti nel 1972 a Rondineto, costruiti con lastrine di micascisto disposte con precisione, o al grande pozzo, profondo quattro metri, che in rapporto a quei tempi doveva essere una profondità ragguardevole, costruito con una muratura di elevata precisione, che quindi denuncia già una notevole padronanza della tecnologia edilizia  proprio dal punto di vista della tecnologia e della  cultura materiale di queste popolazioni l'area del villaggio è quella che ci restituisce le informazioni più preziose, e non soltanto intorno alle ceramiche domestiche, che troviamo di forme svariatissime.
-Non molto numerosi sono i frammenti di intonaco parietale o GRATICCIO ritrovati a causa della loro scarsa consistenza. Si tratta in genere di frammenti in terracotta, alcuni arcuati, decorati con motivi geometrici e figurativi, in alcuni casi applicati con argilla alla struttura di base.
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....ATTIVITA' ARTIGIANALI, COMMERCIALI,....

-Una testimonianza interessantissima è data dal ritrovamento dei PESI DI TELAIO, che dimostrano la diffusione dell'attività tessile. La materia prima era la lana, che veniva filata con la conocchia e il fuso. La lana era così pronta per la tessitura col TELAIO verticale, questo era formato da due montanti verticali uniti tra loro.

-La fase di maggior espansione del villaggio si svolge, almeno per quello che troviamo oggi, quasi tutta nell'età del ferro; comunque ancora nell'età del ferro si lavoravano moltissimi oggetti in bronzo; si sono infatti trovate molte forme di fusione che ci dimostrano come nella como preromana, esistesse un vero e proprio centro di lavorazione del metallo.

-Un altro aspetto che è ben documentato dai ritrovamenti del villaggio, è quello dei RAPPORTI COMMERCIALI che la Como preromana seppe intraprendere. Troviamo infatti tra gli oggetti in uso nel villaggio oltre a vasi e suppellettili in bronzo di chiara origine etrusca, monili in ambra o in pasta vitrea, e l'ambra sappiamo essere certamente di importazione e ci riconduce a percorsi commerciali che costituivano una rete estesissima e coprivano distanze lunghissime. La scoperta poi di vasi Greci, di cui uno, addirittura quasi intatto, ci documenta il fatto che questi comensi, prima dell'arrivo dei romani intrattenevano commerci, probabilmente attraverso la mediazione dei porti etruschi sull'adriatico, addirittura con l'Attica.

-Per quanto concerne la CERAMICA, si è già visto che veniva utilizzata per le urne cinerarie e soprattutto per la conservazione e la realizzazione degli alimenti: le principali forme documentate nell'abitato di Como sono la ciotola, la patera, il bicchiere, il boccale, la brocca, l'olla, il bacile ed il mortaio. Numerose le ciotole che rivelano l'influsso dell'ambiente etrusco-Padano. Le stampiglie decorative sono a motivi geometrici (cerchi e quadrati concentrici, ecc...).

-La COTTURA DEI CIBI avveniva in focolari domestici di piccole dimensioni a volte circondati da un coronamento di ciottoli o più frequentemente incassati nel piano di calpestio interno delle abitazioni. Grazie all'associazione di alcuni ornamenti con strumenti usati da donne si è potuto individuare le diverse usanze funerarie.

....IL SITO DI PIANVALLE

-Nel sito di PIANVALLE, posto a mezza costa sulle pendici orientali del Monte Caprino, uno dei bassi rilievi della Spina Verde, vi è una delle più interessanti aree di incisioni rupestri della Spina verde. La maggior parte delle incisioni di Pianvalle è costituita da coppelle disposte in file o a costituire figure geometriche rettangolari o a rosetta: si tratta di incisioni di carattere rituale.

Nei pressi delle rocce incise sono state rinvenute tracce di abitazioni e di altre strutture riferibili a quasi tutte le fasi dell'abitato. Il rinvenimento di strutture e materiali connessi a fornaci ed in particolare di numerose forme per la fusione del bronzo (VIII-V sec.a.C.) indicano che la metallurgia costituiva la principale attività artigianale del nucleo stanziatosi in questo abitato.


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